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ELBA, LUOGO STORICO
Secondo
la leggenda, all'Isola d'Elba fecero scalo e sosta la
flotta degli Argonauti e Giasone
nel corso della mitologica ricerca del Vello d'Oro; si
racconta inoltre che trecento Elbani si recarono nella lontana Troia per
aiutare Priamo nella guerra contro i Greci. Molte sono le vicende storiche che hanno coinvolto l'Isola d'Elba, ma senz'altro la più nota e importante è legata al suo esser luogo del primo esilio di Napoleone Bonaparte (il secondo si consumò nell'altra, sperduta, isola di Sant'Elena; lo stesso Bonaparte ha lasciato importanti scritti noti appunto come Memoriale di Sant'Elena). Napoleone giunse all'isola d'Elba il 4 Maggio del 1814 e la governò fino al 26 Febbraio del 1815; il grande Sovrano, seppur esiliato in un fazzoletto di terra, diede comunque la sua inconfondibile impronta trasformando l'isola con molte opere, non ultima quella dell'acquisizione di molti libri per la biblioteca; donò inoltre una bandiera - tre api d' oro su una striscia rossa su campo bianco - che è ancora oggi il vessillo elbano. A testimonianza del rapporto per molti versi positivo della popolazione isolana con Napoleone, nella chiesa della Misericordia - dov'è conservata la sua bronzea maschera funebre - ogni anno, il 5 Maggio, viene celebrata in suo suffragio una Messa di Requiem (tutti ricorderanno al riguardo la celeberrima ode manzoniana, Il 5 maggio, scritta per la morte di Bonaparte "Ei fu siccome immobile, dato il mortal sospiro…"); da visitare senz'altro la Palazzina o Villa dei Mulini, oggi museo, che fu residenza invernale dell'Imperatore. Sul soggiorno di trecento giorni sull'isola - terminato con la fuga, di sera, con al seguito un migliaio di fedelissimi -, del suo "impatto" sugli abitanti, possiamo leggere il pregevole e acuto romanzo storico di Ernesto Ferrero, N (Premio Strega 2000). Non semplice storia o resoconto: la figura del "Grande uomo" è vista attraverso gli occhi di un personaggio da lui diversissimo, il bibliotecario dell'isola, Martino Acquabona. L'ammirazione, la repulsione, il fascino e la inconscia voglia di eliminare il "tiranno" si avvicendano nell'animo di Acquabona, certo più uomo di disincantate riflessioni che di scelte e decise azioni. Egli può conoscere da vicino Napoleone, lo frequenta, lo studia: così Ferrero ci offre uno "spaccato" del Napoleone uomo e del suo carattere, delle sue doti di indomito organizzatore e delle occupazioni, spesso riguardanti "cose minime", nella sua vita quotidiana. Inscenando un gioco di psicologie a confronto, il libro si apre con una sorta di sogno del bibliotecario, il cui senso si chiarirà solo alla fine. Ci piace chiudere ricordando una frase, ironica e amara al contempo, dello stesso Napoleone: "Forse sarebbe stato meglio per la tranquillità del mondo se io non fossi mai nato"; al riguardo segnaliamo le interessanti Lezioni napoleoniche, ancora di E. Ferrero, che ci fanno conoscere le sue "riflessioni sulla natura degli uomini, le tecniche del buon governo e l'arte di gestire le sconfitte".
Roma, 22 Giugno 2005 |
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