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BIOGRAFIA DI MATILDE DI CANOSSA
(1046-Bondeno, Mantova, 1115)
La vita della contessa Matilde è stata resa nota dal libro-poema Vitae Mathildis scritto dal monaco Donizone. Nel 1234 il monaco Guido, in una cella del Monastero di Frassinoro, si dedicò ad un prezioso lavoro di trascrizione – un documento miniato in pergamena - che riproduce appunto l’opera di Donizone (esso prende il nome di “Codice Lucchese” o anche “Codice Frassinore[n]se”). Discendente della famiglia degli Attoni, figlia del duca e marchese Bonifazio III di Toscana e Beatrice di Lorena, Matilde ereditò dalla famiglia un vasto dominio in Toscana e Emilia: Arezzo, Siena, Reggio - nella cui provincia si trova Canossa con il castello di famiglia - Modena, Parma, Ferrara, i ducati di Spoleto e Camerino. Fatta prigioniera in giovane età insieme alla madre dall'imperatore Enrico III, e portata in Germania, rimase fortemente impressionata da questa esperienza, e si schierò sempre a fianco del Papato. Dopo la caduta di Enrico III, Matilde e la sua famiglia poterono rientrare in possesso dei loro domini. Fu data in sposa a Goffredo di Lorena detto “il Gobbo”, ma il suo matrimonio durò solo tre anni; in seconde nozze sposò il duca Guelfo IV.
La vita di Matilde si sviluppa nel periodo che vede la cosiddetta “lotta
per le investiture”, ossia per la nomina dei vescovi, il cui diritto l’Imperatore
aveva attribuito a sé. Contro di lui si oppone Papa Gregorio VII,
il quale aveva avviato una riforma organica della Chiesa, sostenendo la
centralità assoluta della Chiesa di Roma. Nel suo Dictatus
Papae (1075) Gregorio aveva infatti sancito
supremazia del Papato su ogni ordinamento civile e politico, stabilendo
così i cardini della dottrina teocratica: soltanto il Pontefice
romano è a buon diritto chiamato universale ed Egli soltanto può
deporre o ristabilire i vescovi. Enrico IV, sempre nel 1076, insieme ad
un sinodo di vescovi riuniti a Worms, lo attacca con una famosa lettera
in cui dichiara la sua deposizione (l’incipit recita: “Enrico re non
per usurpazione ma per sacra ordinazione di Dio a Ildebrando non più
papa ma falso monaco”). La risposta papale non tardò ad arrivare
e consistette nel Decreto di scomunica e interdizione dell’Imperatore
e del Regno di Germania e Italia (1076).
In questa situazione Enrico si trovò a dover arginare la rivalsa
dei grandi feudatari, che sostenevano la posizione della Chiesa di Roma.
Per fronteggiare il rischio di perdita del suo Regno decise “strategicamente”
di umiliarsi e chiedere perdono al Papa. Roma,
7 luglio 2004
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Matilde di Canossa
L'incontro tra Matilde, Papa Gregorio VII e l'Imperatore Enrico IV | |||||
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