L'Isola Tiberina: l'isola tra due ponti!

testo e foto  di Riccardo Zavatta

E' l'isola di Roma. Il guado naturale del fiume Tevere. Nei suoi pressi sorsero i primi insediamenti stabili proprio per la relativa facilità con cui si poteva attraversare il fiume in questo punto. Secondo la leggenda, l'isola si formò con l'accumulo di fango sulle messi di Tarquinio il Superbo gettate in acqua dai Romani quando lo cacciarono dalla città. La sua base è però tufacea e quindi questa è e rimane una delle tante storie che aleggiano sulla Città Eterna.

Nel I sec. a.C. , l'isola fu collegata alla terraferma da due ponti di legno che erano uniti da una via, detta "vicus Censorii". Con il passare del tempo i ponti furono ricostruiti in muratura e presero il nome di Cestio e Fabricio.

Già dai tempi antichi l'isola era sede di culto di varie divinità, la più importante delle quali era quella di Esculapio. Ovidio, nelle sue Metamorfosi, ci racconta come venne introdotto il culto di Esculapio a Roma. Nel III sec. a.C. Roma fu colpita da una grave epidemia che fece molte vittime tra la sua popolazione. Ogni tentativo di cura risultò vano. Si interrogarono quindi i Libri Sibillini secondo i quali era necessario portare un simulacro di Esculapio da Epidauro a Roma. Partì quindi un'ambasceria per cercare di portare a termine questa trattativa. Come per magia il Dio, in forma di serpente, salì di sua spontanea volontà sulla nave romana. Il viaggio di ritorno fu brevissimo. Con un solo scalo intermedio la nave raggiunse la foce del Tevere ed iniziò a risalire il fiume. Nei pressi dell' Isola Tiberina il serpente si arrampicò sull'albero maestro, si gettò in acqua e scese a terra proprio sull'isola. E così fu eretto un tempio in onore del Dio Esculapio proprio sulla nostra isola. Al tempio era annesso anche un ospedale. Lasciando da parte la leggenda, probabilmente fu scelto questo luogo per la sua isolatezza ed al tempo stesso la vicinanza alla città.

In ricordo dell'episodio leggendario, nel corso del tempo, si cercò di dare all'isola forma di nave da guerra con la prua rivolta verso il mare. Fu eretto anche un obelisco (non più visibile) a simboleggiare l'albero maestro della nave che aveva trasportato a Roma il serpente divino. I frammenti dell'obelisco sono conservati al Museo Nazionale di Napoli ed a Monaco di Baviera.

Giungendo sull'isola dal lato di Trastevere attraversiamo il Ponte Cestio. Costruito nel 46 a.C. , il ponte ha assunto diversi nomi nel corso dei secoli: Ponte Gratianus, Ponte di San Bartolomeo, Ponte Ferrato. Mutamenti di nome conseguenza di ristrutturazioni o riedificazioni. L'ultima in ordine di tempo risale al 1888 quando il ponte fu smontato e ricostruito nella forma attuale con tre arcate uguali. Durante questi lavori si scoprì che i materiali utilizzati originariamente per la sua costruzione provemivano in parte dal Teatro di Marcello.

Attraversato il ponte, alla nostra destra troviamo una slargo con al centro la Guglia di Ignazio Giacometti (1886) con sommità a cuspide e quattro statue di santi ai lati (San Bartolomeo, San Francesco, San Giovanni di Dio e San Paolino Vescovo), voluta da Papa Pio IX. Sullo sfondo troviamo la bella Chiesa di San Bartolomeo "ad insula", edificata nel X sec. d.C. proprio dove sorgeva l'antico tempio di Esculapio. Al suo interno riposa il corpo dell'Apostolo S. Bartolomeo. Il suo campanile è un bell'esempio di architettura romanica.

Alla sinistra troviamo gli edifici del noto ospedale San Giovanni di Dio, meglio noto con il nome di Fatebenefratelli, dalla cantilena di coloro che richiedavano ospitalità.

Proseguendo sulla via che collega i due ponti di accesso all'isola passiamo tra la Chiesetta di San Giovanni Calibita con il suo campanile barocco ed il fortilizio della famiglia Caetani con la sua torre medievale.

Una nota culinaria: proprio nel fortilizio Caetani ha sede il celebre ristorante della "Sora Lella", la defunta sorella del grande Aldo Fabrizi.

Per mettere di nuovo piede sulla terraferma attraversiamo il Ponte Fabricio che, a differenza del Cestio, troviamo nella sua forma originaria non essendo mai stato modificato. A Roma l'insieme dei due ponti è conosciuto con il nome di "Ponte Quattro Capi", come ad indicare un "unicum" dato dalla presenza della via rettilinea che li unisce idealmente.

A questo punto della passeggiata non rimane che proseguire verso il "ghetto ebraico" per andare a gustare una delle specialità dolciarie...

 


Roma, 30 Giugno 2004

 

 

 

 

 

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  L'Isola Tiberina vista dal lato di Trastevere

 

 

 

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 La Guglia di Giacometti

 

 

 

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 L'isola con il Ponte Cestio

 

 

 

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