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L'OBELISCO
DI PIAZZA SAN PIETRO (II Parte)
di
Gianni D'ANDREA (foto di Eleonora Ferretti)
Uno dei
problemi più ardui da affrontare per lo spostamento dell’obelisco
implicava l’enorme responsabilità di decidere se trasportarlo
in orizzontale o escogitare un sistema per spostarlo in verticale, visto
che nel primo caso si raddoppiavano le possibilità di eventuali
fratture della pietra. Fontana, coadiuvato dal nipote Carlo Maderno (che
sarà poi l’autore, tra l’altro, del nuovo progetto
e della facciata dell’attuale basilica di S. Pietro) optò per
la prima soluzione. Fece liberare intanto dalle macerie che lo circondavano
l’obelisco, si dovettero poi demolire alcune case circostanti e
la rotonda di Sant’Andrea che era la sacrestia dell’antica
basilica, per poterlo adagiare sui carrelli di trasporto, ovviamente
con l’uso di potenti argani. Dato che dal luogo antico alla piazza,
dove era stata preparata l’area per innalzarlo, esisteva un dislivello
di nove metri, Fontana fece costruire un terrapieno, contenuto da potenti
travature in legno, su cui i carrelli potessero rotolare perfettamente
controllati su falso piano.
Tutto questo lavoro di carpentieri, manovali, sterratori ecc…,
durerà in totale la bellezza di sette mesi. Il 28 aprile 1586
fu dato inizio alle operazioni necessarie per calare l’obelisco
sui carrelli. Preceduta da messe e preghiere iniziò l’operazione
già difficile di sganciare la pietra da quattro graffe di bronzo,
del peso di 600 chilogrammi l’una (riutilizzate poi per la nuova
base), che lo tenevano ancorato al vecchio basamento. Questo fatto richiese
purtroppo che fosse scalpellata la pietra intorno alle graffe. Il 9 maggio,
con intorno una folla di romani, l’obelisco fu adagiato sui carrelli,
con un’operazione spettacolare lungamente applaudita. Fu il trionfo
di Domenico Fontana, che fu riaccompagnato a casa sollevato sulle spalle
dei popolani, con l’accompagnamento di trombe e tamburi. Il 13
giugno l’obelisco fu trascinato nella piazza, che fu chiusa al
pubblico dal 30 agosto e aperta soltanto agli addetti ai lavori, pena
la morte per i trasgressori e altre pene severe per chiunque avesse disturbato
le operazioni con la voce o con qualsiasi altro rumore (Papa Sisto
non la perdona neppure a Cristo, è rimasto nei detti involontariamente
irriverenti del popolino romano). Il 10 settembre l’obelisco puntava
di nuovo verso il cielo, eretto sulla nuova base.
A questo proposito, una sorta di leggenda metropolitana riporta l’aneddoto
del “marinaro dalle calzette verdi” che avrebbe gridato
la celebre farse “acqua alle corde!”, accortosi
che queste cominciavano a fumare per il fortissimo attrito, e che non
avrebbe subito una punizione, anzi sarebbe stato insignito di un privilegio
papale.
Nel colossale lavoro vennero impiegati 40 giganteschi argani, 907 uomini
e 75 cavalli. Tutte le operazioni, svolte nel più assoluto silenzio,
furono regolate con segnali preordinati di trombe e campane. Per l’esito
felice dell’impresa il Fontana fu insignito del titolo di Cavaliere
dello Speron d’Oro, ricevette una cospicua pensione ed altri speciali
privilegi.
Il 26 settembre dello stesso anno l’obelisco fu ufficialmente inaugurato
e sulla sua sommità fu posta la Croce.
Le quattro epigrafi dei lati, volute da Sisto V, così recitano:
1)
SIXTVS V PONT(ifex) MAX(imus)
CRVCI INVICTAE
OBELISCVM VATICANVM
AB IMPVRA SVPERSTITIONE
EXPIATVM IVSTIVS
ET FELICIVS CONSECRAVIT
ANNO MDLXXXVI / PONT(ificatus) II
Sisto V
Pontefice Massimo l’obelisco Vaticano, purificato dall’impura
superstizione, consacrò in modo più giusto e felice alla
Croce invitta, nell’anno 1586, II del (suo) pontificato.
2)
CHRISTVS VINCIT
CHRISTVS REGNAT
CHRISTVS IMPERAT
CHRISTVS AB OMNI MALO
PLEBEM SVAM
DEFENDAT
Cristo vince, Cristo regna, Cristo impera. Cristo difenda il suo popolo
da ogni male.
3)
ECCE CRVX DOMINI
FVGITE
PARTES ADVERSAE
VICIT LEO DE TRIBU IVDA
Ecco la
Croce del Signore. Fuggite, parti nemiche. Vince il leone della tribù di
Giuda.
4)
SIXTVS V PONT MAX
OBELISCVM VATICANVM
DI(I)S GENTIVM
IMPIO CVLTO DICATVM
AD APOSTOLORVM LIMINA
OPEROSO LABORE
TRANSTVLIT
ANNO MDLXXXVI PONT II
Sisto V
Pontefice Massimo, l’obelisco Vaticano, (già) dedicato
con empio culto agli Dei dei popoli (pagani), trasferì con faticosa
opera nella sede degli Apostoli l’anno 1586, II del (suo) pontificato.
Roma, 9 Gennaio 2006 |

L'obelisco vaticano

Parte dell'iscrizione

Prima epigrafe

Seconda epigrafe

Terza epigrafe

Quarta epigrafe
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