IRIS, antico
"giglio" di Firenze!
di Eleonora Ferretti -
Foto di Riccardo Zavatta
Chiamato
giaggiolo in Toscana e spadone in Lombardia, l’Iris
prende il suo nome dal mito greco della dea Iride, che servendosi dell’arcobaleno,
era la messaggera degli dei.
Il
nome Iris diventa popolare come nome di donna, dopo che Pietro
Mascagni, nel 1898, musicò un opera in
tre atti di Luigi Illica dal titolo Iris,
dove la protagonista, Iris, era una casta fanciulla giapponese vittima
della cattiveria.
Questo fiore compare in molte opere pittoriche tra le tante alcune famose
tele di Van Gogh.
Spontanee
in tutto l’emisfero settentrionale, sono piante erbacee perenni, la famiglia
delle iridacee comprendono più di duecento specie. Il genere, viene
classificato in due grandi gruppi:
1.
rizomatosi
2. bulbose
Questa
distinzione si basa sulla forma dell’apparato radicale.
I primi (rizomatosi) posseggono dei rizomi, da immaginare
come grosse radici carnose, le quali con il passare delle stagioni si
allungano, formano sulla loro superficie gemme, dalle quali nasceranno
le nuove piante. Le foglie persistenti sono a forma di spade e i semi
sferici si sviluppano a fine fioritura in una capsula divisa in tre parti.
Questo genere di Iris si suddivide in tre sezioni:
- Barbate
- Non Barbate
- Crestate
Hanno tutte foglie persistenti e sopportano i forti caldi e le basse temperature,
hanno inoltre una vita lunghissima e fioriscono ogni anno da marzo a maggio,
possono essere coltivati in vaso o in terra piena.
Le Bulbose si distinguono principalmente dalle prime
per l’apparato sotterraneo costituito da bulbi, per le foglie di breve
dura e perla fioritura estiva seguita dal riposo invernale.
Le troviamo suddivise nelle seguenti sezioni:
- Juno
- Reticulata
- Xiphium
Concludiamo
con una curiosità:
I rizomi degl’Iris sono ricchi di tannino, tanto che
nell’antichità venivano usati per conciare le pelli e tingerle
di scuro.
Tanto
era comune nelle vallate toscane da diventare simbolo di Firenze
gia dall’ XI secolo, infatti lo stemma di Firenze detto
comunemente giglio non è altro che la raffigurazione
stilizzata (tre petali in su e tre in giù) di un fiore di Iris
sbocciato. Usato indistintamente sia dai Guelfi che dai Ghibellini con
il colore bianco su fondo rosso, nel 1251 dopo la vittoria dei Guelfi
sugli avversari venne cambiato l’ordine dei colori. Dunque il giglio rosso
su fondo bianco non venne più toccato, tanto caro era la gloriosa
bandiera da far rimaner lettera morta un editto napoleonico del 1809 con
il quale si imponeva un nuovo stemma.
E
ancora, in onore di questa pianta a Firenze nel 1954
fu creato il giardino degl’Iris tutt’oggi visitabile
gratuitamente durante il mese di maggio.
Roma, 14 Giugno 2004
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