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LE PERLE
DI VENERE
di Eleonora Ferretti, foto di
Riccardo Zavatta L'Isola
del Giglio con i suoi 21 Km² e 28 Km di costa è seconda
per estensione, dopo l'Elba, tra le isole dell'Arcipelago
Toscano. Esse fanno parte, insieme a Giannutri,
Capraia, Gorgona, Pianosa,
Montecristo e ad una serie di isolotti e scogli, del
Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano.
Per tutelare le terre ed il mare di queste "sette sorelle" -
che la leggenda vuole create dalla caduta in mare di sette perle, appartenenti
al diadema che la dea Venere portava nel momento della sua nascita - nel
1989 fu istituito il Parco. Con un'area tutelata di 61.474 ettari di mare
e 17.694 ettari di terra, è il più grande parco marino d'Europa.
L'esigenza di un parco a tutela dell'arcipelago nacque per il delicato
e vario ecosistema che in questi luoghi dà vita e sopravvivenza
a numerose specie animali e vegetali endemiche ed ormai rare.
Le sette isole si differenziano tra loro sia morfologicamente che geologicamente.
Fatta eccezione di Pianosa che deve il nome al suo aspetto, le altre sono
montuose, con coste caratterizzate da calette, insenature e impervie scogliere,
che sprofondano in acque azzurre.
Giglio, Elba e Montecristo, sono granitiche, Giannutri è formata
da sedimenti calcareo-dolomitici mentre Pianosa è costituita da
rocce sedimentarie e da accumuli conchiliferi.
Le isole, fa eccezione Montecristo, hanno acque sorgive che formano fiumi
e bacini indispensabili per la vita degli uomini che fin dalla preistoria
hanno abitato queste terre. È proprio la presenza dell'uomo a cambiare
l'aspetto di queste isole, con il quasi totale abbattimento, nel corso
dei secoli, dei boschi ad alto fusto, oggi sostituiti da una fitta macchia
mediterranea punteggiata da rovine di ville romane, fortificazioni pisane
e quel che resta di carceri di alta sicurezza.La fauna che compone queste
isole vede la presenza di cinghiali, lepri e capre, mentre il vero corsage
è dato dalla presenza di una avifauna che richiama gli amanti dell'ornitologia
da ogni parte d'Europa. Qui nidificano il gabbiano corso, la berta minore,
il marangone dal ciuffo.
Le limpide acque non inquinate bagnano scogli dove il pomodoro marino
fa da padrone insieme a ricci e saraghi. Poco distante dalla costa le
acque cristalline celano fondali ricchi di relitti adagiati su manti sabbiosi,
ottimi rifugi per la ricca fauna sottomarina. Tra scogli e sabbia si stendono
praterie di posidonie, mosse dalle correnti marine, dove agli occhi attenti
di un sub non potranno passare inosservati gronghi e murene, e poi cernie
brune, orate, dentici, nuvole di sardine, totani, seppie ed aragoste:,
che dire, un vero paradiso per i sub!.
In mare aperto dove i fondali diventano veramente profondi, ecco acque
blu solcate da tonni e pesci spada. È qui che sempre più
spesso avvengono incontri mozzafiato, con i guizzanti e briosi delfini.
Con un po' più di pazienza e di fortuna, si possono incontrare
balenottere e capidogli che vivono in queste acque tutto l'anno.
L'Ente Parco per diffondere e promuovere le ricchezze
patrimoniali di questo arcipelago ha allestito veri e propri centri didattici,
chiamati "Centri visita".
Roma, 23 Giugno 2005
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Le coste del Giglio
Vista sul mare
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