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“Monster”
è innanzitutto un film che racconta una storia vera. Una
storia che, superficialmente, può essere riassunta così:
una prostituta diventa serial killer, uccide sei clienti e poi viene
giustiziata, dopo dodici anni trascorsi nel braccio della morte.
Tutto qui ? Tutto così semplice? No, niente è semplice
o scontato in questa storia.
Aileen Wuornos, così si chiamava
la “prima donna serial killer americana” , ha avuto una vita tutt’altro
che semplice.
Un’impressionante serie di colpi alla sua innocenza, alla sua dignità,
alle sue illusioni, l’ha trascinata sull’orlo del suicidio. Violentata
già da bambina , costretta a prostituirsi da quando aveva
13 anni, vive sulla strada e conosce solo la strada. La strada intervallata
da bar gonfi di alcool e fumo, continuamente battuta dalla pioggia,
illuminata solamente dai fari delle automobili che si fermano per
strapparle fugaci attimi di sesso.
Ma quando ogni speranza è finita, improvvisamente, in un
bar, il destino inventa l’incontro con la giovane Tyria
(che nel film diventa Selby) , che per Aileen diventa
un’amica, un’amante, una confidente, l’incarnazione di quell’amore
che ha cercato affannosamente per tutta la sua vita.
La malvagità della vita è però soltanto dietro
l’angolo e si materializza in un cliente che, dopo aver selvaggiamente
picchiato e stuprato Aileen, viene ucciso dalla stessa a colpi di
pistola.
Da quel momento in poi l’esistenza di Aileen è una brutale
discesa all’inferno, costellata di infruttuosi tentativi di rifarsi
una vita e di omicidi ormai del tutto gratuiti, che la porteranno
infine nel braccio della morte.
Il film è girato dall’esordiente Patty Jenkins,
che ha fortemente voluto portare a termine quest’opera nel modo
che desiderava fin dall’inizio.
La Florida rappresentata non è quella dei ricchi pensionati
che , solitamente, appare al cinema, ma quella squallida, umida
e buia che ha visto muoversi veramente Aileen Wuornos. Alcune delle
comparse del film, come ad esempio il barista, hanno conosciuto
la vera Aileen ad hanno assistito al suo arresto.
Nella parte della protagonista, vincitrice dell’Oscar grazie a questa
interpretazione, un’irriconoscibile Charlize Theron,
ingrassata e imbruttita appositamente per questo film.
Totalmente calata nella parte, grazie anche alla passione e agli
studi di Patty Jenkins, che hanno incluso anche interviste alla
sua amica/amante Tyria Moore.
Il personaggio di quest’ultima, modificato nel nome e ringiovanito
nell’età nel film, è interpretato da una bravissima
Christina Ricci, che, alla fine, testimonierà
contro Aileen, per paura di essere considerata complice degli omicidi.
Rimangono impressi nella mente gli sguardi delle due attrici durante
il processo, come anche la drammatica conversazione telefonica nella
quale Selby, imbeccata dalla polizia, riesce a far confessare ad
Aileen i suoi delitti.
In conclusione, non una scena di questo film, per quanto sordida
o triste o disperata, rimane inosservata, aprendo completamente,
agli spettatori, il cuore di Aileen con tutti le sue illusioni mai
soddisfatte. Non per giustificare i suoi omicidi, ma per mostrarli
da un’altra ottica. Da dietro lo sguardo di una donna che voleva
, per sua stessa ammissione, soltanto “essere amata”.
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