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E'
il 1987 e, per gli amanti del cinema di Carlo Verdone è una data
che segna una svolta.
Chi
si aspetta infatti, in "Io e mia sorella", le "macchiette"
spassose delle precedenti opere del regista-attore romano rimane, in un
certo senso, deluso e sicuramente stupito.
Verdone abbandona i fortunati (e ancora oggi indimenticati) personaggi
dei suoi primi cinque film da regista per interpretare la figura di un
uomo medio, alle prese con una sorella dalla vita a dir poco spericolata
(interpretata da una splendida Ornella Muti).
Nel
film, infatti, la tranquilla vita di provincia del protagonista e di sua
moglie (interpretata da Elena Sofia Ricci) verrà a poco a poco
sconvolta (ma anche ravvivata) dall'arrivo di una sorella dal carattere
libero e sfrenato, che richiederà continuamente l'aiuto del fratello per
risolvere i suoi mille problemi.
L'affetto tra i due, che si ritrovano insieme dopo tanti anni, li
catapulterà in situazioni grottesche e comiche, non sempre concluse a
buon fine.
Nel
film, malgrado la scelta di "maturità" compiuta da Verdone, si ride, e
anche tanto (indimenticabili le peripezie del protagonista trascinato in
Ungheria dalla sorella), ma in un modo diverso dai film precedenti, a
voce più bassa, senza perdere di vista anche gli altri aspetti di un
film e di una storia sempre godibili.
Significativa anche la scelta di abbandonare le "solari" ambientazioni
romane dei film precedenti per tuffarsi nelle atmosfere più intime di
Spoleto, cittadina splendida e raccolta, sicuramente più
adatta ad accogliere un personaggio mite come il protagonista appare
(almeno fino al devastante incontro con la sorella).
Si
può dire che questo film vada inquadrato nella dimensione più "intima"
della ormai vasta cinematografia di Carlo Verdone, insieme a "Maledetto
il giorno che t'ho incontrato", "Compagni di scuola"
e il bellissimo "Al lupo al lupo".
Alla domanda se il Verdone vero sia in queste opere o in quelle dei suoi
personaggi più "eccessivi" (i continuamente citati Oscar Pettinari,
Manuel Fantoni , Padre Spinetti...) non mi è dato di
rispondere in modo sicuro. Probabilmente la risposta è nel mezzo, come
si deve ad ogni grande e versatile regista-interprete.
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