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“Five
Points” non è proprio un quartiere come gli altri, a New York.
E’ così chiamato perché è formato da cinque strade, che nascono da una
piazza polverosa.
E’ abitato da ladri, truffatori, assassini, sfruttatori, prostitute e
diseredati di ogni tipo che si sfidano all’arma bianca dipingendo col
sangue il selciato polveroso.
La polizia non vi mette piede o è corrotta, le squadre di pompieri si
scontrano tra loro e svaligiano i palazzi in fiamme, i politicanti
cercano voti ma ricevono solo odio profondo.
E la Legge ? L’unica legge è quella dettata da Bill Poe , un
Daniel Day Lewis in odore di Oscar, che lancia coltelli e
affetta i nemici con freddezza e precisione e, per questo, è conosciuto
(e temuto) da tutti come “Il macellaio”.
Sembra di essere in pieno Medioevo, ma la storia è ambientata a metà del
1800 e racconta il ritorno a Five Points, dopo anni di riformatorio, di
Amsterdam Vallon (interpretato da Leonardo Di Caprio) per
vendicare il padre, ucciso anni prima dal Macellaio in persona.
E lo scontro sarà duro, coinvolgerà tutti i Five Points, mettendo in
gioco amicizia, amore e sentimenti razzisti, sullo sfondo di una Guerra
di Secessione che sembra dimenticata in quest’angolo di inferno.
Dopo anni e anni, il regista Martin Scorsese riesce a
portare sullo schermo questo travolgente affresco della New York più
cupa e violenta. E lo fa con classe, senza affidarsi più di tanto agli
artifici del computer, ma, grazie all’abilità dello scenografo
Dante Ferretti, ricostruendo interamente il quartiere,con le sue
strade, i suoi palazzi e i suoi bordelli a Cinecittà, che così può
rivivere, per qualche tempo, i fasti degli anni passati.
Si affida ad uno strepitoso Daniel Day Lewis, che torna a recitare dopo
cinque anni di esilio volontario, ad un convincente Leonardo Di Caprio e
a tanti personaggi di contorno, tra i quali spicca l’abilissima ladra
(dai capelli rossi) Cameron Diaz.
C’è chi dice che questo film, malgrado le molte Nomination, non sia tra
i favoriti per la Notte degli Oscar; comunque vada a finire, Scorsese è
riuscito a disegnare un’opera magnifica, un film di altri tempi. E
sarebbe un peccato, se non venisse adeguatamente premiato.
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