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" Buongiorno, notte " è un film fatto di tanti sguardi diversi.
Gli sguardi duri del brigatista Mariano (Luigi Lo Cascio),
dietro alla barriera di un passamontagna, rivolti ad Aldo Moro
durante gli interrogatori a cui viene sottoposto lo statista durante la
sua prigionia.
Gli sguardi dello statista stesso (interpretato da uno splendido
Roberto Herlitzka) dal chiuso della sua angusta cella, ora
pensierosi, ora arrabbiati, mai disperati.
E, soprattutto, quelli degli occhi, scuri come la notte, della
protagonista, Chiara (interpretata da Maya Sansa),
che passa dall'iniziale felicità e speranza per il rapimento riuscito,
ad una lacerante situazione di incertezza personale, fino al completo
dissenso sulla "decisione finale" , intrapresa dai vertici BR.
Il regista Marco Bellocchio racconta i 55 giorni di prigionia di
Aldo Moro, senza soffermarsi più di tanto sugli aspetti "politici" della
vicenda (come fece Giuseppe Ferrara ne "Il caso
Moro") , né tentando di rivelare misteri e segreti sepolti
da anni (come nel recente "Piazza
delle Cinque Lune" di Renzo Martinelli).
Ispirandosi al memoriale "Il prigioniero" della
brigatista (carceriera di Moro) Anna Laura Braghetti, (Chiara nel film),
il regista ci fa tornare a quei giorni terribili visti da una ragazza
all'apparenza normale , che continua di giorno il suo lavoro "regolare"
, per poi tornare ogni notte al covo dove è nascosto il Leader della DC
.
Ci mostra i suoi pensieri, prima così determinati, nella convinzione che
il rapimento di Moro possa "risvegliare" le masse proletarie, poi
confusi, smarriti.
E, quando nel film le parole delle lettere dei condannati a morte della
Seconda Guerra Mondiale si sovrappongono alla struggente lettera di Moro
alla moglie , si capisce quanto Chiara sia ormai lontana dalle decisioni
declamate dai vertici BR.
Tanto lontana da sognare (e desiderare?) di liberare il prigioniero,
dopo aver addormentato i suoi compagni.
Un film sicuramente molto bello, nella rappresentazione, mai tentata
finora, delle vicende di quei giorni da un punto di vista "intimo".
Rimane comunque, alla fine della proiezione, il desiderio che tutta la
storia possa essere di fantasia.
Non è così.
E questo, per alcuni, può essere il limite di un'opera così bella.
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